Lia Binetti

Maria Rosalia Binetti, per tutti Lia, nasce il 26 ottobre 1921 a Padova, dove la famiglia ha vissuto brevemente per poi trasferirsi a Venezia, e qui Lia cresce insieme al fratello Paolo di un anno più grande. Il padre, Rosario Binetti, pugliese, ha un ufficio di rappresentanze di commercio. La madre, Teresa Cosentino, è figlia di pugliesi trasferiti a Venezia alla fine del 1800.

I nonni materni conservano il loro strettissimo dialetto tranese per tutti i cinquant'anni di vita a Venezia e le loro frequentazioni sociali sono confinate alle famiglie dei compaesani, allora abbastanza numerosi in città. Ma i loro figli, tra cui Teresa, madre di Lia, crescono parlando un veneziano purissimo, tanto che anche Rosario, ne acquisisce in parte l'idioma.

Lia cresce così osservando due culture e ascoltando due lingue, anzi tre, perché un italiano piuttosto colto era portato da Rosario. La famiglia, relativamente agiata, è caratterizzata da un notevole conservatorismo. Nonostante il padre Rosario sia ateo e massone, è rispettoso della religiosità della moglie e delle convenzioni sociali. Lia vive con acuto senso di ingiustizia le differenze di trattamento e di aspettative che i genitori riservano al figlio maschio rispetto alla figlia femmina, ripromettendosi di non ripetere lo stesso errore quando fosse, a sua volta, madre.

Ritirata da scuola a causa di una bocciatura, interrompe gli studi classici e viene tenuta in casa per qualche anno, attendendo a quelle occupazioni che ai suoi tempi si usava attribuire alle signorine di buona famiglia, mentre Paolo studia medicina e poi psichiatria. Ma, appassionata di musica, pianista e fisarmonicista autodidatta, riesce infine ad imporre la sua volontà di studiare. Supera l'esame di teoria e solfeggio e consegue il diploma di quinto anno di pianoforte al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Come mezzo soprano, canta nel piccolo coro di musica antica.

A diciott'anni, in seguito alla partecipazione ad un festicciola da ballo tra famiglie, ha la sorpresa di non ricevere l'assoluzione (per dichiarata assenza di pentimento) dal suo confessore nella basilica di San Marco. Stupita e amareggiata, ripete il rito nel confessionale accanto al primo, dove riceve l'assoluzione. La sua fiducia nei ministri del culto, e fors'anche nei precetti della Chiesa, inizia a vacillare.

Nel maggio del 1943 conosce Emilio Rosini, marchigiano, ateo e comunista, allora ufficiale di Marina in visita a Venezia, e con lui, quasi subito, si fidanza, provocando vivaci reazioni della famiglia: per il fratello Paolo è soprattutto dissennata a fidanzarsi col rischio assai probabile di una morte in guerra; per la madre è inconcepibile e scandaloso portarsi in casa “un sovversivo”; per il padre, invece, non vengono riportate reazioni avverse.

Di Emilo perde le tracce quasi subito con gli avvenimenti dell'8 settembre '43, che dividono l'Italia settentrionale da quella meridionale, dove lui prosegue il servizio militare nella Marina al fianco degli Alleati. La Marina, infatti, diversamente dall'esercito, non si è dissolta, ma ha dato disposizioni alle sue unità dislocate nel Mediterraneo (quelle che avevano potuto salvarsi), consegnandosi agli Alleati come concordato, e venendo utilizzata in parte.

Emilio e Lia scopriranno di essere sopravvisuti entrambi solo alla fine del 1944 tramite la rete informativa della Croce Rossa, ma potranno rivedersi solo dopo la Liberazione.

Il 1945 la vede impegnata, con la sua amica Renata Biondi, a mettere in scena "La Favola di Saputella", commedia musicale in tre atti per bambini. E' autrice della musica e coautrice del testo. Con pochi mezzi, grande passione e la partecipazione entusiastica di molte mamme dei bambini coinvolti, improvvisatesi costumiste, la commedia viene rappresentata al Teatro Goldoni di Venezia nel dicembre del 1945, per quattro volte, con grande successo di pubblico, e due volte al teatro Verdi di Padova nel febbraio del 1946.

In seguito a questa esperienza come autrice, fatta ancora da autodidatta, e alla grande soddisfazione che le ha dato, cambia il suo progetto di studi. Decide di tralasciare la formazione pianistica e di tentare quella di compositrice. Supera l'esame di ammissione e si iscrive al corso di composizione e direzione d'orchestra presso il Conservatorio di Venezia, scelta allora rarissima per una donna.

Nel febbraio del 1947 sposa Emilio Rosini, e si trasferisce a Padova.

Gli studi, trasferiti al Conservatorio Cesare Pollini di Padova con il maestro Arrigo Pedrollo, vengono nuovamente interrotti con la nascita del primo figlio, Livio, nel 1949, a cui seguirà la seconda figlia, Valeria, nel 1950. Da allora Lia, per molti anni, sarà soprattutto moglie e madre. Nonostante i propositi infantili, la dicotomia dei ruoli è in lei profondamente interiorizzata. Tanto che, pur guardando con prudente simpatia alla ventata di femminismo che negli anni '70 attraversa anche la sua famiglia, non si lascerà mai distrarre dal suo compito di attenta custode e guida del ménage familiare.

Dal 1980 al 1987 si trasferisce a Roma, al seguito di Emilio che è stato nominato consigliere di Stato. In quegli anni l'acuta nostalgia per la terra veneta, e gli attenuati compiti familiari, fanno riemergere fiotti di ricordi e il desiderio di scrivere. Si produce in una serie di racconti autobiografici che dipingono quadri d'ambiente delle più diverse epoche della sua vita (e della vita sociale e politica che ne costituisce lo sfondo) e anche di quella degli antenati pugliesi, che le narrazioni di sua madre le avevano tramandato.

A Roma frequenta il circolo Virginia Woolf, e anima il suo salotto, fluidamente bilingue, ricevendo le molte amiche veneziane lì trasferite, insieme ad amiche romane vecchie e nuove.

Dal 1987 Lia ed Emilio si stabiliscono definitivamente a Venezia, e lei si ricongiunge con la sua città dopo quarant'anni di assenza. Partecipa alla vita associativa degli ex-allievi del Liceo classico Marco Foscarini e della FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arti Professioni e Affari) di cui sarà anche attivissima presidente per due anni, organizzando un elevato numero di conferenze e collegando spesso le attività delle due associazioni.

Pubblica con il Centro Internazionale della Grafica quattro piccoli libri: I giochi dei bambini a Venezia, 1992; Avere una casa, 1993; Viaggiando, viaggiando, 1995; Tacite stelle, 2004.

A fine 2005 il suo racconto “26 aprile” sulla liberazione di Venezia, contenuto nell'ultimo libro, viene ripubblicato in una raccolta di 109 testimonianze sulla resistenza a cura dell'IVESER (Istituto Veneziano per la Storia della Resistenza e dell'Età Contemporanea): Memoria Resistente - La lotta partigiana a Venezia e provincia nel ricordo dei protagonisti – Interviste e testimonianze, p. 855-860.

Dopo la morte di Emilio, avvenuta il 5 ottobre del 2010, si dedica alla conservazione dell'opera del marito, insieme alla figlia Valeria, e cura la scelta dei materiali da pubblicare nel suo sito.

Alla fine del 2012 si ammala gravemente. Muore il 10 febbraio 2013. Le sue ceneri riposano, ora, accanto a quelle di Emilio nel cimitero di Venezia.